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PARLANDO DI SOSPENSIONI… RS1

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PARLANDO DI SOSPENSIONI… RS1

COM’E’ FATTA LA FORCELLA CHE ROVESCIA GLI STELI E IL MONDO DELLE FORCELLE ANTERIORI XC

Il nome RS-1 non è nuovo, riprende infatti quello della prima forcella ammortizzata prodotta da Rock Shox nel 1990. Il sistema è composto superiormente da tubo sterzo e foderi interamente in carbonio. Questi ultimi hanno sezione poligonale oversize in modo da garantire massima rigidità alla struttura, altrimenti messa in crisi dall’assenza del classico archetto di collegamento. Gli steli sono da 32mm di diametro e terminano con dei piedi in alluminio che nell’insieme ricordano molto le forcelle del settore motociclistico. L’attacco pinza freno è radiale Post Mount per dischi da 160 a 200 millimetri.

Per ancorare la ruota alla RS1 Rock Shox ha creato uno standard dedicato, si chiama Predictive

Steering. Consiste nell’adozione di un mozzo più largo con battute portate a 110mm e un torque tube interno che lavora insieme ad un perno Maxle Ultimate da 15mm. Tutto ciò per la massima integrazione tra forcella e mozzo, evitando quanto possibile torsioni e flessioni dell’accoppiamento. Il rovescio della medaglia è che per installare la RS1 sarà necessario un mozzo dedicato da sostituire alle proprie ruote o addirittura un nuovo set di ruote dedicato alla RS1. Fortunatamente, oltre a SRAM Rock Shox i principali produttori di mozzi si sono adeguati mettendo a catalogo soluzioni ad hoc per questa sospensione.

L’anima dell’idraulica della forcella è la cartuccia che separa aria ed olio, migliorando così il funzionamento e l’intervento del lockout, la quale soglia è regolabile tramite la ghiera del comando X-Loc. Come la sorellona Pike anche la RS-1 è dotata di Rapid Recovey Rebound un sistema che nei forti impatti velocizza il ritorno della forcella alla posizione iniziale, ma in maniera progressiva senza creare fastidiosi rimbalzi.

Si può regolare in compressione tramite molla pneumatica (la valvola è in basso nello stelo destro), e nel ritorno (pomello in basso nello stelo sx). Tramite appositi inserti rimovibili chiamati Token se ne può personalizzare infine l’affondamento, più o meno progressivo. I token vanno inseriti internamente (rimuovendo il tappo inferiore) e a seconda della quantità variano le dimensioni della camera pneumatica. Per il bloccaggio è presente il lockout idraulico X-Lock remote da fissare al manubrio.

Dal punto di vista estetico, se inizialmente la RS1 lascia disorientati per l’aspetto inedito, ben presto si fa apprezzare per la struttura modernissima e le ottime finiture. Crediamo che l’adozione di questa forcella riesca a far crescere l’appeal di qualsiasi telaio moderno in carbonio.

Se andiamo a vederla sulla bilancia la nostra RS1 da 100 mm ha fatto registrare un valore di 1583 grammi (tubo sterzo lungo 190mm) completa di lockout remoto, senza il perno passante di serie.

In fase di montaggio e preparazione la RS1 ci ha un po’ messo in difficoltà con l’inserimento della ruota. Non è facile e immediato come con le forcelle tradizionali. I due piedi, una volta rimosso il mozzo, sono liberi di ruotare e hanno corsa leggermente diversa, tale da non farli restare in asse. Ciò si complica quando, magari in fasi concitate di una competizione, si deve rimontare la ruota velocemente e da soli. Il consiglio è quello di disattivare il lockout (per agevolarne il riallineamento) e orientare preventivamente i due piedi in maniera corretta. Non è niente di complicato, basta un po’ di pratica preventiva e il tutto si velocizza. Resta il fatto che, magari in competizioni XC tiratissime, questo fattore possa far allungare le temute soste al box.

Vedendola in pista la scorrevolezza e la fluidità della sospensione ci ha impressionato fin dai primi chilometri di fuoristrada. Da aperta lavora bene fin dai primi millimetri assorbendo al meglio le asperità. Di contro abbiamo riscontrato una eccessiva linearità, una tendenza ad arrivare facilmente a fine corsa.

Il fattore rigidità nella RS1 è stato fin dalla sua presentazione quello più discusso. Da un lato c’è la rigidità torsionale che, tenendo empiricamente bloccata la ruota e ruotando con forza il manubrio, risulta maggiore rispetto alle forcelle tradizionali con archetto di collegamento. Dall’altro c’è la resistenza a flessione longitudinale, ovvero a flettere indietro in frenata brusca o nei tratti ripidi dove le masse spingono in avanti caricando l’avantreno. In questo frangente i due mega foderi in carbonio garantiscono grande solidità rispetto alle sospensioni tradizionali che hanno gli steli (quindi la parte più sottile) nella zona di maggior stress. In movimento, durante le uscite e le discese affrontate, la minore rigidità torsionale non ci ha penalizzato, ovvero non l’abbiamo avvertita come temevamo e non ci è parso mai un limite. Quello che ci ha colpito (e sorpreso) è al contrario la sensazione di solidità e precisione dell’avantreno, soprattutto nei tratti ripidi e guidati soggetti a repentine frenate.

In conclusione crediamo che la Rock Shox RS1 sia una forcella in grado di fare storia a sé nel mercato delle sospensioni. Estetica unica con prestazioni che possono sconfinare dall’XC fino al Trail a seconda del telaio e delle ruote con le quali è abbinata. Solidità donata all’ avantreno, scorrevolezza, fluidità e personalizzazione del setup sono i maggiori punti di forza. Non per questo è priva di difetti, anzi: prezzo salato sopra la media, peso leggermente superiore rispetto ad altri top di gamma, ruota anteriore con mozzo specifico e maggiore macchinosità nel cambio ruota sono quelli più evidenti. Se non si hanno limiti di budget però, non possiamo non consigliarla, difficilmente deluderà le aspettative nelle più svariate circostanze e allestimenti, Xc o Trail di alto livello che siano.

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